Anime nere
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Cineforum

Orario: ore 21 Dibattito guidato da ARIODANTE ROBERTO PETACCO
Ingressi
: Intero: euro5,00 euro – Ridotto "premio fedeltà" (5 film): euro 20,00 euro
Regia di Francesco Munzi
Con la partecipazione di Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo, Barbora Bobulova, Giuseppe Fumo, Pasquale Romeo
Genere: Drammatico
Informazioni: Durata: 103′ Data di uscita: 18-09-2014

Ai giorni nostri: si comincia dall’Olanda, si passa per Milano, si arriva in Calabria sulle vette dell’Aspromonte. Lungo questo percorso si muovono tre fratelli, figli di pastori, vicni alla ‘ndrangheta. Luigi, il più giovane, è un trafficante internazionale di droga; Rocco, milanese adottivo, fa l’imprenditore grazie ai soldi sporchi del primo; Luciano, il più anziano, è appartato e pieno di dubbi sulla vita che tutti conducono. Suo figlio Leo, venti anni, conserva su di sè rancore, rabbia, voglia di farsi giustizia. Per un futile motivo compie un atto intimidatorio contro il proprietario di un bar protetto dal clan rivale. Sembra poca cosa ma è la scintilla che fa divampare l’incendio. Luigi e Rocco finiscono ammazzati, Luciano uccide Leo e, forse si eliminerà da solo…

Opportunamente Munzi precisa: "Ho girato ad Africo, nel paese che la letteratura giudiziaria e giornalistica stigmatizza come uno dei luoghi più mafiosi d’Italia, uno dei centri nevralgici della ‘ndrangheta calabrese.(…) Ho chiesto di aiutarmi allo scrittore del romanzo da cui il film è liberamente tratto (…). Africo ha avuto una storia di criminalità molto dura che però può aiutare a comprendere tante cose del nostro paese. Da Africo si può vedere meglio l’Italia". Un film incentrato sulla ricostruzione di una realtà totalmente negativa e autodistruttiva acquista senso solo di fronte ad una forte capacità di sintesi, di concretezza, di metafora dell’assunto narrativo. Fatta la scelta di un copione delicato e difficile al limite dell’ambiguità descrittiva, Munzi rivela polso fermo e robuste dosi di messa in scena nel raccontare fatti che dalla finzione iniziale costeggiano la realtà e provano nel finale a tornare all’idea di una criminalità intesa come "male" universale, come condanna ancestrale e primigenia, quasi impossibile da cancellare se non nell’ottica di una palingenesi totale e crudele.In questo mondo ‘a parte’, atterrito dalla propria violenza, impaurito dal fare scelte che implicano un cambiamento di etica e di morale, lo sguardo del regista non può emettere sentenze. Se ne tiene lontano infatti Munzi, e il suo finale ci lascia sospesi e incerti su quale Italia si possa vedere meglio da quell’osservatorio. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

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