L’intrepido
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Programmazione

Orario: venerdì 25, sabato 26 e domenica 27 ottobre: ore 21
Prezzo: Interi: euro 6,00 – Ridotti: euro 5,00
Regia di Gianni Amelio
Con la partecipazione di Antonio Albanese (Antonio Pane), Livia Rossi (Lucia), Gabriele Rendina (Ivo), Alfonso Santagata (Maltese), Sandra Ceccarelli (Adriana), Giuseppe Antignati, Gianluca Cesale, Fabio Zulli, Bedy Moratti, Fausto Rossi.
Genere: Commedia, Drammatico
Informazioni: Data di uscita: 05-09-2013

A Milano, oggi. Antonio Pane, 48 anni, si è inventato una nuova occupazione, il "rimpiazzino": ossia ogni mattina si rende disponibile ad andare in quei luoghi di lavoro, dove qualcuno, per un motivo improvviso, non può recarsi, e lo sostituisce, per due ore, mezza giornata, quanto serve. Così frequenta molti ambienti, e con tutti ha sempre un approccio gentile positivo, carico di elogi e complimenti. Antonio ora è solo, separato dalla moglie e con un figlio, Ivo, che si sta affermando come musicista. Il padre gli è molto legato, lo sostiene e lo incoraggia nella sua attività. Mentre partecipa ad un concorso pubblico, Antonio nota Lucia, una ragazza in difficoltà e la aiuta nelle risposte ai quesiti. Nei giorni successivi i due si incontrano, lei è chiusa, appartata, reticente. Solo dopo qualche giorno emerge che è una donna sola, in difficoltà con l’affitto di casa, e con le primarie necessità quotidiane. La generosa disponibilità di Antonio non riesce ad evitare che Lucia, nella disperazione, si tolga la vita. In parallelo, il figlio Ivo vive un difficile momento di depressione. C’è bisogno che Antonio lo raggiunga per confortarlo, restituirgli fiducia nell’attività artistica che svolge e dargli la forza per andare avanti. A questo punto Antonio può allontanarsi di nuovo.

Gianni Amelio ha diretto nel 1998 "Così ridevano", ultimo Leone d’oro veneziano targato Italia. Anche con questo nuovo titolo è in gara al Lido. Nuova edizione, nuovi rischi. Se coltivare speranze di vittoria è lecito, un atteggiamento più prudente riduce di molto i margini per tagliare ancora il traguardo. Il fatto è che il cinema di Gianni Amelio ha raggiunto negli anni una capacità di resa espressiva medio alta bella e coerente, in grado di far coincidere lo sguardo con la ‘cosa’ narrata, di essere cronaca viva e lettura della cronaca stessa. Tanto più dunque lascia perplessi l’esito complessivo di questa nuova prova. Il personaggio ‘Antonio’ si costruisce e ci appare come uno dei ‘poveracci’ di "Miracolo a Milano", emarginati ma sempre positivi, destinati a salire sulla scopa e a volare "verso un paese dove buon giorno vuole dire veramente buon giorno". Ma i sapori zavattiniani (rispetto ai quali già allora molti si scagliarono, parlando di ‘neorealismo tradito’)) diluiscono in una inopportuna ripetizione e nella eccessivamente didascalica sottolineatura della ingenuità/disponibilità di Pane, destinato ad agire quasi per diventare un angelo di seconda categoria. Va evidenziata la complessiva bontà del protagonista, che tuttavia si muove in una sequenza di risvolti negativi, sempre destinati a restare frammentari e senza soluzione. Quando nel finale il padre si sostituisce idealmente al figlio per tenere viva la forza della musica, qualcosa sembra non tornare. E ancora meno azzeccato appare lo sguardo conclusivo verso la m.d.p. che Pane rivolge allo spettatore, alla ricerca di complicità. Insomma tante premesse giuste e doverose sullo sfondo della metropoli milanese come scena della dissoluzione contemporanea restano inespresse e irrisolte. Ma c’è, ed è evidente, la forza di raccontare un disagio che chiede comunque attenzione e rispetto, interroga ciascuno di noi. Per questo il film, certo non risolto e inferiore rispetto ai precedenti di Amelio, è da valutare, dal punto di vista pastorale, come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

 

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