L’ultima ruota del carro
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Programmazione

Orario: giovedì 26, venerdì 27 e sabato 28 e domenica 29: ore 21
Prezzo: Interi:euro 6,00 – Ridotti: euro 5,00
Regia di Giovanni Veronesi
Con la partecipazione di Alessandra Mastronardi, Elio Germano, Sergio Rubini, Alessandro Haber
Genere: Commedia, Drammatico
Informazioni: Durata: 113” – Data di uscita: 14-11-2013

A Roma alla fine degli anni ’60 il piccolo Ernesto comincia ad aiutare il padre tappezziere. Il lavoro gli piace ma ad un certo punto cede alle pressioni della famiglia e partecipa ad un concorso dove, opportunamente segnalato, vince e diventa cuoco d’asilo. La sua incapacità nel ruolo lo porta ben presto a commettere un grave errore e ad essere licenziato. Allora, insieme a Giacinto, l’amico dell’infanzia, diventa traslocatore, autista e altro. Intanto si è sposato con Angela e diventa a sua volta padre. Negli anni Ottanta Giacinto, più intraprendente e sfacciato, si avvicina alla politica, poi va a Milano e entra nelle nuove realtà economiche imprenditoriali che segnano il decennio. Ernesto si fa convincere a seguirlo, fino al giorno in cui l’arrivo della Guardia di Finanza non decreta il fallimento delle azienre e l’arresto di Giacinto. Passata l’euforia, Ernesto torna al proprio lavoro. L’amico Giacinto, uscito dal carcere, lo chiama dalla Cina dove è andato per tentare nuove iniziative. Un giorno Ernesto senza troppo pensarci gioca al Gratta e Vinci. Solo giorni dopo capisce di avere vito e tuttavia è tardi perché Angela ha buttato il biglietto nella spazzatura. Ma è giusto darsi da fare per cercarlo nella discarica?

Veronesi racconta: "Conoscevo da diversi anni Ernesto Fioretti, un autista di produzione romano poco più che sessantenne, di cui nel tempo sono diventato amico (…) Tutto è nato quando un giorno, usciti da un autogrill dopo un pranzo non esaltante, Ernesto mi ha detto: ‘abbiamo mangiato peggio di quando facevo il cuoco d’asilo…’ ". Da qui Ernesto, personaggio vero e tuttora vivente, è transitato a poco a poco nella finzione scritta da Veronesi e altri: una cavalcata di quasi quaranta anni nella più recente storia italiana, dal post sessantotto, al delitto Moro, agli anni Ottanta e dopo, fino alle difficoltà più vicine a noi. A seguire le vicende di Ernesto sullo schermo si stenta a credere che siano successe davvero. Ci vuole un po’ per entrare nel mondo di un candido allo stato puro che accetta di partecipare a certe ‘imprese’, le vive dal di dentro quasi senza accorgersene e si stupisce di uscirne privo di conseguenze. In realtà, si dice, Erneeto resta solo proprio perché pulito e buono, incapace di approfittare di qualcosa e infine innamorato della famiglia, della casa, della propria vita. Nel finale si respira un clima quasi da "La vita è meravigliosa", dove i valori pagano e sono anzi l’unica moneta impossibile da scambiare. Il ritratto di Ernesto dovrebbe rendere giustizia ai tanti italiani ‘onesti’ destinati ad essere sempre ignorati dalla cronaca e a scomparire dalla Storia. A Veronesi mancano cattiveria e cinismo in dosi opportune e l’ombra di un certo buonismo ‘a posteriori’ attraversa molte zone del copione. Sembra quasi che il punto debole sia proprio l’essere ispirato ad una storia vera. Difetti di questo neo/neorealismo italiano, incapace di essere cattivo e poetico insieme. Film comunque ricco di notazioni che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

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