Non sposate le mie figlie
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Programmazione

Orario: venerdì 27, sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo: ore 21
Prezzo: Interi: euro 7,00 – Ridotti: euro 5,00
Regia di Philippe de Chauveron
Con la partecipazione di Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Elodie Fontan, Julia Piaton, Frédéric Chau, Frédérique Bel
Genere: Commedia
Informazioni: Durata: 97′ Data di uscita: 05-02-2015

Claude e Marie Verneuil conducono una tranquilla vita di coppia nella provincia francese. Hanno cresciuto quattro figlie secondo i principi di tolleranza, integrazione e apertura tipici della cultura nazionale. Nel corso degli anni è successo che la prima figlia ha sposato un musulmano, la seconda un ebreo e la terza un cinese. Claude e Marie avrebbero piacere di assistere ad un matrimonio tradizionale in Chiesa, e tutte le speranze vengono pertanto riposte in Isabelle, la figlia minore. Che un giorno rivela di avere un fidanzato di religione cattolica. Non dice però che è africano, e di pelle nera. La rivelazione lascia senza parole i genitori, ai quali servirà non poco tempo per adattarsi all’idea del nuovo matrimonio. In vista della cerimonia, l’arrivo dei genitori di lui innesca una girandola di equivoci, incomprensioni, sospetti. Tutto però è destinato a risolversi per il meglio.

Il recente, tragico episodio dell’attentato a Parigi alla rivista satirica “Charlie Hebdo” ha riportato in primo piano quella idea di libertà e tolleranza che la Francia pone a base della vita quotidiana politica, sociale, culturale: la Francia illuminista, razionale, ugualitaria. Senza entrare nelle riflessioni scaturite una volta esaurito lo sdegno emotivo per l’azione terroristica (una su tutte: anche la libertà di satira può avere dei limiti?), ecco un film, uscito oltr’Alpe prima, nel 2014, che rappresenta la sintesi di tutti i motivi di dibattito presenti in Francia, e non solo(in senso largo in tutta Europa). Il tema dell’incontro/scontro tra culture, delle regole che si deve dare una società multietnica è la molla di un copione che vira decisamente sul comico, sul divertito, sul paradosso. In realtà Claude è il prototipo del francese conservatore, moderato, “gaullista” e come tale prediposto per naturale indole all’accoglienza dell’altro. Procedendo, come si intuisce dall’inizio, verso un lieto fine che vede tutti sereni e tranquilli, si ha l’impressione che il racconto sia concepito e organizzato proprio a maggior gloria di una precisa autocelebrazione. Insomma un certo tono sciovinista e un po’ compiaciuto attraversa le varie fasi della storia. Resta il taglio simpatico e gradevole per un film che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile e del tutto brillante.

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