Paradiso amaro
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Programmazione

Orario: venerdì 23, sabato 24 e domenica 25: ore 21
Prezzo: Interi: euro 6,00 – Ridotti: euro 5,00
Regia di Alexander Payne
Con la partecipazione di George Clooney, Judy Greer, Matthew Lillard, Beau Bridges, Robert Forster
Genere: Commedia, Drammatico
Informazioni: Durata: 115′, Data di uscita: 17-02-2012


Matt King (George Clooney), marito indifferente e padre di due bambine, più che alla famiglia si è sempre dedicato alla sua carriera di avvocato e alla cura degli interessi economici derivanti dalla moltitudine di proprietà terriere alle Hawaii. Dopo che un incidente in barca nei pressi di Waikiki riduce la moglie in coma irreversibile, Matt scopre che la donna per anni ha condotto una doppia vita, tenendo in piedi una relazione con Brian, un venditore di immobili, residente nell’isola di Kauai. Intenzionato a conoscere il rivale, Matt decide di mettersi in viaggio insieme alle due figlie per recarsi dall’altro lato dell’arcipelago. Grazie al viaggio, l’avvocato rivaluterà tutto il passato rivoluzionando l’ordine delle sue priorità. Tratto dall’omonimo romanzo di Kauai Hart Hemmings.

L’ossimoro rilanciato dal titolo italiano è spiegato subito dalla voce fuori campo iniziale di Matt, che riassume ciò che è accaduto ‘prima’. Poi si comincia e, mentre il paesaggio si conferma di straordinaria suggestione turistico/ambientale, ‘dentro’ va in scena un inferno sempre più buio e angoscioso. Filo conduttore è un incidente nautico, un divertimento finito in tragedia: perché da quello segue il ricovero in coma e subito dopo il passaggio all’atto di staccare la spina. Così del resto Elizabeth stessa, la moglie vittima, aveva scritto nel proprio testamento biologico. Il documento viene accettato senza obiezioni dal dottore e dal marito, sebbene l’evento apra nella mente di Matt, in preda a laceranti contrasti con sè e verso le figlie, spazi di dolore non quantificabili. L’uomo ha nervi saldi ed equilibrio caratteriale solido: riesce a gestire l’inattesa notizia del tradimento coniugale, e a capire che la vendita dei terreni di famiglia non è più possibile. Il rispetto e la memoria di chi ha vissuto e conservato quella bellezza prima di lui non possono essere affidati a sconosciuti. Tutto allora resterà così, scenario amaro ma pur sempre paradisiaco. E’ sfaccettata, sulfurea e fitta di chiaroscuri la parabola che Payne trae da un romanzo e proietta su un racconto insieme denso di calore e di uno strano retrogusto esistenziale. L’elaborazione del lutto è affidata ad una tonalità interiore dove il dolore ha accenti quasi insonorizzati, sfumature sottotraccia, armonie dissonanti. Il dramma familiare diventa dramma borghese, scontro di civiltà e la cifra espressiva di Payne si conferma quella di un approccio scavato, affilato, di ruvida e straziata poesia. La gestione del problema ‘eutanasia’, lungi dal trovare consenso, può tuttavia far capire l’atteggiamento della cultura americana (non ideologico, solo materiale: vedi la frase finale di Matt: non c’è altro da fare, andiamo) e rappresentare occasione di riflessione. Film denso e incisivo, ora tragico ora melodrammatico, che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.


Fonte: ACEC

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