Django Unchained
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Programmazione

Orario: venerdì 22 sabato 23 e domenica 24: ore 21
Prezzo: Interi: euro 6,00 – Ridotti: euro 5,00
Regia di Quentin Tarantino
Con la partecipazione di Jamie Foxx, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Christoph Waltz, Gerald McRaney, Dennis Christopher, Kerry Washington, Dennis Christopher, Misty Upham, Anthony LaPaglia
Genere: Western
Informazioni: Durata: 165′ – Data di uscita: 17-01-2013


Sud degli Stati Uniti, 1858, due anni prima della guerra di secessione. Dopo un assalto notturno, il dott. King Schultz riesce ad impadronirsi di Django, uno schiavo che lo aiuterà a riconoscere i fratelli Brittle, noti assassini, e a riscuotere la taglia che pende sulle loro teste. Andata a buon fine l’operazione, Schultz, intenzionato a partire alla ricerca dei criminali più ricercati del Sud, propone a Django di affiancarlo. Per convincerlo, gli promette di mettere tra i loro obiettivi ritrovare e salvare Broomhilda, la moglie persa tempo prima perchè a sua volta venduta come schiava. Dopo lunghi viaggi arrivano a Candyland, una piantagione dove il proprietario Calvin Candie manda avanti una piantagione famigerata per le torture cui sottopone la servitù, e per il piacere con cui assiste alla lotta crudele tra i mandinghi, costretti a eliminarsi l’un l’altro. Schultz avvia con Candie una trattativa, nella quale alla fine cerca di inserire anche la ‘vendita’ di Broomhilda. Tutto sembra andare per il meglio, quando Dtephen, lo schiavo di fiducia di Candie, insinua dei sospetti, che fanno cambiare idea a Calvin. Alla richiesta dello schiavista di chiudere l’affare con una stretta di mano, Schultz risponde sparando all’uomo. E’ l’inizio di una resa dei conti dalla quale restano vivi solo Django e la dolce moglie Broomhilde.

Sono passati almeno dieci anni da quando Tarantino ha cominciato a pensare di mettere il personaggio Django al centro di una storia. Le suggestioni originate dal film “Django” diretto da Sergio Corbucci (1965) con Franco Nero protagonista, sono lievitate nel tempo, di pari passo con il dichiarato amore per il western all’italiana, e per il cinema di ‘genere’ di casa nostra anni ’60/’70. Nel prodotto finito (dilatato su 165′), questa dinamica gestazione si vede tutta, distribuita lungo un racconto abbondante, incentrato più sull’aggiunta che sulla sottrazione. Con indubbia abilità e grande capacità inventiva, Tarantino puntella il copione con la capacità di fondere gli stilemi dei Sessanta con i richiami della contemporaneità: da un parte ecco quindi ralenti e zoom usati senza ritegno come facevano Corbucci, Colizzi (fino agli occhi in primissimo piano, direttamente da Sergio Leone), dall’altra un montaggio teso e nervoso, e atmosfere da psicanalisi post moderna. A fare da collante la violenza, per il regista un marchio non eliminabile. Senza scavare nelle tante suggestioni che il testo rimanda, si può dire che, dopo una prima parte di prevedibile svolgimento, il tono si alza decisamente dal momento in cui si arriva nella Grande Casa, quando cioè entra in scena Di Caprio. Qui la dialettica drammatica si fa alta, robusta, convincente. Nell’affresco visionario, il finale tocca alla mattanza conclusiva, dove tutti muoiono tranne l’eroe e la sua donna. Fumetto, iperrealtà, fantasia debordante. Tarantino, come altre volte, è bravo e furbo: fa spettacolo mentre ripete se stesso. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso e decisamente violento

Fonte: ACEC

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