Orario: venerdì 20, sabato 21, domenica 22: ore 21
Prezzo: Interi: � 6,00 – Ridotti: � 5,00
Regia: Nanni Moretti
Interpreti: Michel Piccoli (il Papa), Jerzy Stuhr (il portavoce), Nanni Moretti (lo psicanalista), Renato Scarpa (card. Gregori).
Genere:Commedia
Nazionalità: Italia/Francia
Durata: 104′
"Ho cercato -dice Moretti – di fare un film che non abbiamo già visto tante volte e ho voluto raccontare un personaggio così fragile che si sente inadeguato e ho voluto raccontarlo all’interno di una commedia: ma quello di Piccoli riguarda anche altri personaggi, altre situazioni". Questo breve accenno sintetizza in fondo tutto quello che è possibile ricavare da questo copione che segna il ritorno di Moretti sul grande schermo a cinque anni da "Il caimano" (2006). Sulla crisi di identità che attanaglia il neo eletto pontefice, il regista getta uno sguardo di comprensione ampia e generosa, la radiografia di una ‘repulsione’ improvvisa, che non trova origine né lascia intravedere soluzioni. Quando decide di svincolarsi e di girare senza meta per Roma, Melville è (o dovrebbe essere) l’uomo isolato, la cui solitudine è resa più acuta dall’impossibilità di rivelarsi per intero. Il lieto fine che si stava profilando viene scavalcato e qui Moretti precisa che "quasi ogni lettura è lecita", con ciò scaricandosi da eventuali riferimenti di cronaca. La vicenda del Papa, comunque sofferta, sembra però distaccarsi da quella della vita dei cardinali in attesa: qui Moretti torna a dare spazio al clima spensierato, quasi infantile che attraversa molti suoi titoli. I porporati infatti ingannano l’attesa con giochi vari e finiscono con l’accettare la proposta del torneo di pallavolo. Cosi, peraltro coerente con la propria formazione culturale, Moretti intesse una specie di favola onirica, mai cercando di toccare temi più pertinenti all’ambientazione scelta. Preoccupato più di divertirsi che di riflettere, il regista manovra con disinvoltura le pedine della propria recita, mescolando cinema e teatro, documento e finzione, e chiudendo il cerchio in una amara soluzione finale che significa l’impossibilità di essere adeguati ai ruoli cui siamo chiamati.
Fonte: ACEC


