IL MATRIMONIO DI LORNA
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Cineforum

Orario: venerdì 7 e sabato 8: ore 21.00; domenica 9: ore 15 – 21
Prezzo: Interi: 6,00 – Ridotti: 5,00

Regia:  Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Interpreti:  Jérémie Renier, Arta Dobroshi, Fabrizio Rongione, Alban Ukaj, Morgan Marinne.

Genere:  Drammatico

Nazione:  Belgio, Regno Unito, Francia.

Durata:  106′


Jean-Pierre e Luc Dardenne, i fratelli belgi vincitori di due Palme d’Oro per Rosetta (1999) e L’Enfant (2005), si presentano da habitué a Cannes, sorprendendo tutti e facendo storcere il naso a molti, con la cifra stilistica differente e la svolta rappresentata da Le Silence de Lorna.

I Dardenne, noti per l’asciuttezza e il rigore delle scene, per le inquadrature essenziali, fedeli al motto "non una di troppo", si concedono stavolta un viaggio più sentimentale, fino al limite del pietismo, e quindi meno oggettivato, più "paesaggistico", che non pare appartenere alle loro corde, nei dubbi e nei cambiamenti coscienziali della loro protagonista (la bravissima kosovara Arta Dobroshi, scelta tra centinaia di aspiranti al ruolo). Cambia anche il modo di filmare, non più in super 16 mm ma in 35 mm, con un uso decisamente minore della camera a mano e con inquadrature più larghe che, oltre ai protagonisti, inquadrano il paesaggio circostante. E, se prima era la cittadina industriale di Seraing, ora è Liegi: a voler significare le speranze di Lorna, riposte, da immigrata, in una grande città e anche, secondo le parole dei Dardenne, perché "volevamo vedere Lorna in mezzo alla folla, con la gente fisicamente vicina, che è ignara dei suoi segreti".

Una svolta quindi che, al di là dall’essere solo esteriore, è simbolica. Le tematiche sono le stesse di sempre: le scelte obbligate dei diseredati, in questo caso dei "sans papier", già trattati in "La promesse" (1997), l’analisi dolorosa di esistenze disperate, che paiono non avere scelta, lo spiraglio di speranza finale, che squarcia forse il pessimismo cupo dei Dardenne, con una scivolata nel sentimentale che sorprende chi conosce i due registi sceneggiatori, che ci tengono a precisare che questa è, in fin dei conti, una storia d’amore.

 


 

Fonte: ACEC

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