Orario: giovedì 27, ore 20,45
Prezzo: Interi: 5,00 – Ridotti: 4,00
Regia: Uberto Pasolini
Interpreti: Dharmapriya Dias, Namal Jayasinghe, Dharshan Dharmaraj, Christian Ebert.
Genere: Commedia
Nazione: Sri Lanka, Italia, Germania
Durata: 110′
L’esordiente regista, nipote del grande Luchino Visconti, porta sul grande schermo una simpatica commedia basata su una storia vera. Il film è una miscela esplosiva di allegria, un misto di umorismo e dramma e uno spaccato su una realtà troppo spesso dimenticata, la povertà e la miseria della gente dello Sri Lanka, che si arrabatta come può. "Machan", che significa "amico", descrive il mondo e la vita delle baraccopoli di Colombo, la sporcizia, i debiti e la necessità di dover emigrare altrove e abbandonare la propria famiglia per trovare un lavoro migliore. Non c’è disperazione nelle sequenze delle baraccopoli, ma una leggera malinconia ed allegria, forse legata allo spirito connaturato a quel popolo. Tutto è accompagnato dalla musica, che risulta essere non invasiva, ma sembra far parte di quel mondo con la capacità di sottolineare gli stati d’animo e confondersi con i suoni comuni della città. I protagonisti sono Manoj, un barman, e Stanley, venditore di arance che provano di tutto pur di avere il visto per poter partire, ma falliscono sempre finché un giorno non decidono di creare una squadra di pallamano nazionale per partecipare al torneo in Baviera. Ma cos’è la pallamano? Nessuno lo sa, ma questi uomini non demordono e si impegnano a cercare di superare le diverse difficoltà, animati dal desiderio e dalla necessità. Ognuno di loro ha una sua storia che il regista ha cercato di scoprire andando sul campo e intervistando le persone che li conoscevano e i familiari, dato che nessuno sa dove siano in questo momento. E’ predominante il tema della clandestinità, quel fenomeno visto da molti come una minaccia e forse affrontato in modo sbagliato dalle varie nazioni occidentali. Nessuno sembra comprendere che per loro partire è una necessità, ma se potessero resterebbero con la loro famiglia piuttosto che raggiungere l’Occidente e non essere nessuno, non avere un’identità, perché essendo clandestini non sono più le persone che erano nel loro paese.
Sono un nulla, persone anonime che cercano un lavoro e un colpo di fortuna, ma non è detto che vi riusciranno. Il ritmo della pellicola è altalenante, parte molto lentamente per poi animarsi e restare costante. "Machan" riesce a catturare la disperazione dei personaggi, la vita e la miseria, affrontando il tutto con uno sguardo diverso legato al sorriso, nella speranza che il pubblico uscendo dalla sala possa riflettere sulla tragicità della situazione.
Fonte: ACEC


